• Author:Dott.ssa Cecilia Rossi

Enuresi Notturna nei Bambini SOS Pipì a Letto​

Quante volte ti sei alzato questa notte perchè a tuo figlio/a scappava la pipì? E, invece, quante lavatrici hai fatto per lavare le lenzuola tutte le volte che non si è accorto/a che aveva fatto la pipì a letto? Non è una situazione insolita, eppure tante sono le domande che ci poniamo come genitori quando succede:
ma a quanti succede di bagnare il letto di notte oppure è normale fare la pipì a letto ancora a 5 anni o a 10 anni? I dubbi sono tanti per i genitori che affrontano questo disagio tutte le notti ma ancor di più è la preoccupazione dei bambini. A causa di questi eventi si creano, a volte, alti livelli di stress sia nel bambino che nei familiari instaurandosi emozioni – reazioni – circoli viziosi difficili da gestire.
In quest’articolo troverai le risposte ad alcune domande che ti sei posto, vediamole insieme.

Prima di tutto è importante tranquillizzare i più poichè non è inusuale incappare in queste situazioni anche ben oltre i primi anni di vita.Vediamo insieme di conoscere meglio questa problematica e le diverse soluzioni da adottare.

Il termine tecnico per denominare la “pipì a letto” è enuresi notturna che indica, infatti, la perdita involontaria di urina durante la notte.

Perchè  sia definita enuresi  bisogna osservare la comparsa o la durata nel bambino delle seguenti condizioni:

⁃ il bambino bagna le lenzuola almeno due volte a settimana per tre mesi consecutivi
⁃ l’età del bambino va oltre i 5 anni
⁃ dev’essere indipendente da farmaci e/o condizioni cliniche.

Dopo aver escluso queste tre condizioni possiamo parlare di Enuresi Notturna,, individuarne le cause e trovare le soluzioni.

L’enuresi si distingue in Primaria,Secondaria e Sintomatica.

Enuresi notturna Primaria

il bambino non ha mai acquisito il controllo notturno.  

In questo caso vanno ricercate cause organiche come deficit ormonali e ritardi maturazione della vescica, per cui il professionista a cui rivolgerci è un medico e sicuramente il pediatra darà le indicazioni opportune.

Enuresi notturna Secondaria

il bambino dopo aver raggiunto il controllo della vescica per almeno 6 mesi ha ripreso a fare la pipì a letto.

Vanno ricercate cause emotive e stressanti, per cui il professionistaa cui rivolgerci è uno psicologo.

Enuresi notturna Sintomatica

compare come conseguenza di una malattia come infezioni urinarie, epilessia, diabete mellito ecc. per cui il professionista a cui rivolgerci è un medico che avrà chiaro il quadro globale del bambino.

Come affrontare il problema dell’enuresi notturna

Cosa fare

  •  Allenare la vescica per renderla più capiente. Tra le possibili cause dell’enuresi, infatti, è possibile una bassa capacità di contenimento della vescica che tende a svuotarsi non appena raggiunge il massimo di riempimento. In questi casi, si può abituare il bambino a ‘tenere’ la pipì per un periodo di tempo maggiore durante il giorno, allungando l’intervallo tra due svuotamenti successivi, in modo che anche di notte il periodo di trattenimento possa aumentare.
  • Controllo della vescica: sempre nell’ottica di abituare il bambino a controllare lo stimolo della pipì e per allenare la vescica a trattenerla nelle ore notturne, esistono alcuni esercizi che possono essere proposti al piccolo durante il giorno. Per esempio, gli si potrebbe chiedere di bloccare la pipì a metà mentre la sta facendo oppure di trattenerla nel momento dell’uscita.

Cosa NON fare

  • La prima regola è di NON colpevolizzare il bambino. Come anticipato, lo stress emotivo e certi eventi psicologici possono essere la causa principale. Compromettendo ulteriormente l’umore di chi fa la pipì a letto si rischia di peggiorare la situazione.
  • Evitare la pratica di sport o giochi a tarda ora. Questo perchè potrebbero portare il bambino a sudare e di conseguenza richiedere una maggiore reidratazione a ridosso dell’addormentamento
  • Evitare di coricarsi allo stremo delle forze. Il sonno profondo è generalmente positivo ma nel caso dell’enuresi notturna gioca un ruolo sfavorevole.
  • Evitare la stipsi.
  • Evitare i comportamenti alimentari scorretti.

8 Trucchi per salvarsi dalla pipì a letto

  1. Spronare il bambino a fare pipì regolarmente   durante il giorno.
  2. Limitare le bevande nelle due ore che precedono il sonno.
  3. Moderare le attività serali: stimoli nervosi e alcuni ormoni come l’adrenalina aumentano la produzione e l’escrezione.
  4. Sollecitare a vuotare bene la vescica prima del sonno.
  5. Svegliarsi o svegliare il soggetto una o due volte per notte per urinare.
  6. Utilizzare delle mutandine assorbenti non il PANNOLONE. L’uso di mutandine assorbenti è particolarmente utile dal punto di vista pratico perché da un lato consente al bambino di avere sonni tranquilli e dall’altro riduce lo stress dei genitori che non si trovano costretti, tutte le mattine, a lavare lenzuola e pigiama. Inoltre, aiuta il superamento emotivo del problema evitando al piccolo il senso di colpa per aver bagnato il letto e permettendogli di avere una vita sociale normale insieme agli amici e ai compagni.
  7. Utilizzare dei sensori di umidità. Il sonno pesante è una delle possibili cause della pipì a letto. Nel caso in cui sia questo il problema, l’utilizzo di sensori di umidità può essere utile per svegliare il bambino e ricordargli di andare a fare la pipì.
  8. Rendere i bambini consapevoli e aiutarli a capire il problema.

Le ho provate tutte: chi mi può aiutare?

Quando le strategie suggerite da sole non bastano allora vi consigliamo di rivolgervi a dei professionisti che siano in grado di individuare la causa e sostenere il bambino e la famiglia.

Se ci troviamo davanti a dei disagi emotivi vanno affrontati:  possono esserne causa  ansia e stress, ad esempio per traslochi, liti, nascita del fratellino, pressioni eccessive, impegno esagerato per studio, lavoro e sport ecc, oppure veri e propri traumi dovuti ad esempio a lutti, spaventi ecc.  A questo punto un professionista che ci può aiutare è lo psicologo che valutando la sfera emotiva suggerirà le strategie ad hoc per il vostro bambino.

Se le cause sono di tipo organico, come già detto, bisogna rivolgerci ad un medico che ne faccia diagnosi e potrebbe valutare l’utilizzo della dermopressina per ridurre la quantità di urina prodotta. L’utilizzo della dermopressina deve essere stabilito dal pediatra.

Alimentazione ed enuresi notturna

Anche l’alimentazione ha un ruolo nella manifestazione di questo disagio.
Spesso infatti, anche involontariamente, si mettono in atto comportamenti alimentari scorretti che lo favoriscono. Ecco allora anche i suggerimenti dell’esperta in nutrizione, perchè avere una visione globale è sempre una strategia vincente.

Una delle cause dell’enuresi notturna è l’eccessivo apporto di liquidi, sodio, zucchero e sostanze eccitanti nelle ore precedenti il sonno. Entrano a far parte della normale dieta della famiglia sotto forme apparentemente “innocue”, a volte anche salutari: brodi, passati di verdura, vellutate, verdure bollite, frullati e così via…

Se in condizioni normali hanno un’indubbia valenza sana, in caso di enuresi notturna ne accentuano l’intensità a causa del loro elevato contenuto di acqua, meglio quindi evitarli.

Cosa mettere in tavola allora? E in che misura?

Partendo dal presupposto che le porzioni devono essere inferiori a quelle del pranzo, via libera a preparazioni poco elaborate che contengano poco sale e pochi zuccheri (che aumentano la sete e la ritenzione di liquidi, favorendo il riempimento della vescica).

Sì anche a cotture diverse dalla bollitura: verdure, carne o pesce si possono grigliare, spadellare, cuocere in forno, gratinare… questo permette di limitare l’apporto di liquidi.

Anche il sovrappeso e la stitichezza favoriscono l’enuresi notturna, è quindi importante tenere sotto controllo questi due fattori a prescindere dalla presenza o meno di questo disturbo, al fine di garantire un benessere generale del bambino. Sì agli alimenti contenenti fibra: favoriscono la sazietà e il transito intestinale permettendo un miglior controllo del peso.

E per quanto riguarda le bevande?

Come regola generale vale quella per cui l’acqua è la miglior bevanda in assoluto: non contiene zuccheri, né sostanze ad azione diuretica o eccitante. Evitare di mettere in tavola bevande diverse da questa, ma allo stesso tempo non consumarne più di un bicchiere dopo la cena, prima di coricarsi.

Autori di questo articoli

 Dott.ssa Cecilia Rossi

Dott.ssa Cecilia Rossi

Psicologa e Psicoterapeuta

Laureata in Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione presso la Facoltà di Firenze nel 2004 e specializzata in psicoterapia alla scuola di psicoterapia comparata (SPC) di Firenze.

Da anni svolgo la mia professione all’interno del “Centro Il Grillo Parlante “ a Pisa e Navacchio da me costituito insieme alla cara collega Neuropsicomotricista Nadia Botrugno.

Oltre a svolgere la mia pratica clinica quotidiana che interessa infanzia, adolescenza ed età adulta svolgo il primo colloquio con i nuovi pazienti costituendo l’iniziale contatto con l’equipe del Centro.

Dott.ssa Alessandra Falconieri

Dott.ssa Alessandra Falconieri

Biologa Nutrizionista

Laureata in Biologia applicata alla Biomedicina presso l’Università di Pisa e iscritta all’Ordine Nazionale dei Biologi, esercito l’attività di Nutrizionista.
Mi occupo della centralità dell’intestino alla base di numerose condizioni e patologie, tra cui quelle che rientrano nello spettro autistico e nelle patologie autoimmuni.

Il mio desiderio è di fare chiarezza in questo ambito offrendo alle famiglie un supporto per comprendere al meglio il valore di una sana alimentazione come strumento preventivo e terapeutico.

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