AUTISMO: le risposte alle domande più comuni dei genitori

autismi centro il grillo parlante pisa e navacchio

Le informazioni che circolano sul web ci portano a farci domande ed a confrontarci con le paure di un sintomo o di un atteggiamento che ci ha messo in allarme. Da questo momento, come è normale che un genitore faccia, parte una ricerca frenetica: come si manifesta l’autismo, quali sono i sintomi precoci dell’autismo, quali metodi di trattamento sono usati nello spettro dell’autismo oppure qual’è il metodo migliore per trattare l’autismo.

Possiamo rassicurarti che questo processo è normale e la fame di notizie è giustificata dalla preoccupazione, ma attenzione! Sul web si trovano molte informazioni, ma spesso non è facile selezionarle e filtrarle per il nostro caso. 

Scritto dalla Dott.ssa Nadia Botrugno, che da anni tratta l’autismo soprattutto nei piccolissimi e quindi nelle manifestazioni precoci, questo articolo è per rispondere alle domande e alle preoccupazioni dei genitori cercando di far ordine fra le informazioni sparse, confuse e a volte inesatte.

 

Come si manifesta l’autismo?

L’ autismo nasce con il bambino ma in un dato momento i genitori si rendono conto di un disallineamento di alcuni aspetti dello sviluppo del proprio bambino rispetto ai pari. L’autismo si manifesta con uno scarso interesse relazionale e/o comunicativo e un gioco povero e spesso ripetitivo. Il linguaggio è, nella maggior parte dei casi, il campanello che allarma i genitori.

Quando si manifesta l’autismo?

L’età in cui i segnali sono più evidenti, ossia in cui i familiari li possono cogliere, dipende da vari fattori. Tra questi fattori sicuramente c’è il grado del disturbo, ma anche il confronto nel contesto sociale all’interno del quale si possono notare dei disallineamenti. Attualmente i professionisti che lavorano con questo disturbo sono in grado di cogliere segnali precocissimi già attorno all’anno di vita. Tuttavia la manifestazione clinica certa, quella che poi porta alla diagnosi ce l’abbiamo tra il secondo e il terzo anno di vita.

Quando arriva la diagnosi di autismo?

La necessità di rivolgersi ad un professionista o ad un’ equipe in grado di leggere lo sviluppo del bambino nasce quando i segnali che hanno allarmato i genitori non sono spariti o si sono evoluti. Successivamente alle osservazioni e valutazioni da parte di un team specialistico si giunge alla diagnosi di disturbo dello spettro autistico. La diagnosi la può fare solo un Neuropsichiatra Infantile.

Quali sono i sintomi dell’autismo?

I segnali che allarmano i genitori per cui poi giungono ad una valutazione sono molteplici, tra i principali :

il linguaggio che è in ritardo, oppure il gioco che non è molto adeguato per età o ancora la difficoltà nella gestione delle emozioni ad esempio con scoppi d’ira o isolamento eccessivo.

Infatti i sintomi che devono essere presenti per fare questa diagnosi sono :

  • comunicazione non adeguata

  • giochi ripetitivi e interessi ristretti

  • difficoltà ad entrare in relazione

  • alterazione della processazione sensoriale

Qual’è il trattamento per l’autismo?

Ci sono diversi metodi e modelli che vengono usati da diversi professionisti per trattare l’autismo, esistono modelli basati sull’analisi del comportamento e quelli più ecologici basati sul livello di sviluppo del bambino e le differenze individuali.

La nostra esperienza nel trattare i bambini che rientrano nello spettro dell’autismo ci porta prima di tutto a fare un’analisi della famiglia, quale tipo di intervento serve al bambino ma anche se la famiglia lo può supportare e sopportare. Innalzare i livelli di stress non serve alla famiglia per aiutare il proprio bambino, i genitori si devono sentire accolti nella loro sofferenza. La nostra equipe è formata principalmente su interventi basati sul livello di sviluppo, abbiamo professionisti formati sul modello Dir.

Quando iniziare il trattamento?

E’ importante cominciare il trattamento il più precocemente possibile. Noi riabilitatori, anzi abilitatori, lavoriamo su un cervello in crescita che è molto recettivo all’ambiente e agli stimoli. Più il bambino è piccolo e maggiore è la sua recettività e “plasticità” , come viene definito in gergo clinico. Un aspetto che va considerato è anche l’esposizione agli stimoli “giusti”, sia in senso qualitativo che quantitativo. Sovrastimolando il bambino si rischia di innalzare i suoi livelli di stress, quindi il mio consiglio è sempre quello di calibrare con gli specialisti gli interventi e soprattutto imparare a leggere i segnali che ci manda il bambino.

Esiste un autismo lieve?

Esiste uno spettro dell’autismo, proprio come quello della luce, dove abbiamo una gradualità non di disturbo, ossia non esiste una persona più oppure meno autistica rispetto ad un’altra, ma esiste una differenza nella manifestazione del disturbo. La gravità si misura in base a quanto il disturbo interferisce con la quotidianità. Purtroppo siamo abituati a considerare quanto un bambino si discosti dallo sviluppo neurotipico e non la capacità che ha di vivere, sentire, percepire e apprendere dall’ambiente circostante. Nei più, quello che ci fa percepire l’autismo come lieve è l’impatto sociale, cioè l’impatto che ha sull’altro .

Ma dato che riesco a parlare e guardare le persone negli occhi, il mio autismo sembra lieve. Il mio autismo ha un impatto lieve sulle persone intorno a me ma ha un impatto grave su di me. “ –Lynch, C.L. (2019). The Aspergian.

Altri post

Disprassia il grillo parlante pisa e navacchio1

Disprassia: la conosco?

Non tutti conosciamo questo termine: Disprassia. Effettivamente è un termine tecnico che indica una condizione ben precisa della motricità, del linguaggio  oppure oculare. Di seguito

Pronte ad ascoltarti

Se hai delle curiosità o vuoi più informazioni

oppure chiamaci al numero 
050-3148202
saremo felicissime di rispondere a tutte le tue domande.

Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo con i tuoi amici perchè sia utile anche a loro